meditazioni jenesi - in traduzione
D: Qual è la differenza tra un prete cattolico e l'acne?
R: Almeno l'acne aspetta che tu sia adolescente prima di venirti in faccia.
Etichette: chiesa, jena esterna, orgasmo
Etichette: chiesa, jena esterna, orgasmo
“Be’, la vedo alterato ma spero di non averla fatta chiudere in sé stesso con questo argomento. Lei ha senza dubbio tutte le ragioni del mondo a lamentarsi, ma, si sa, a certi onori corrispondono oneri altrettanto grandi.”
“Temo di non seguirla. C’è qualcosa che mi sfugge… è raro che qualcosa mi sfugga – lei può ben capire. Raro e imbarazzante. Sia più chiaro.”
“Stavo riferendomi all’appellativo che ha in virtù di quella favoletta su chi sia la più importante tra le parti del corpo: se lei si fregia del titolo di Signore degli Organi-“
“Scusi se la interrompo ma c’è stato un fraintendimento. Il titolo è Signore degli Orgasmi, non degli Organi. Le sembro un tastierista? Dico, lei mi ci vede, non so, in qualche funerale di Stato a suonare un Lux Aeterna? Io che di luce poi... non è che se ne veda spesso. E con che cosa poi? Sarò anche flessibile ed elastico… ma un’intera tastiera! No, no, no, lei ha senza dubbio frainteso oppure ha letto male il fax. Ma può succedere, la capisco, sa: io per forza di cose sono costretto a scrivere col culo-
“Scusi, ma la invito ancora a moderare i termini. Ci spieghi piuttosto questo altro titolo, allora, di cui si fregia e che gli spettatori certo attribuirebbero ad altri che non a lei”
“Ad altri? E a chi altri mai?”
“Be’, la clitoride ad esempio, o il pene”
“La clitoride è una mia buona vicina, sì, e piuttosto nervosetta anche lei, ma la si trova solo una volta su due. E non è detto che sia dell’umore. Quanto al pene, immagino che lei stia parlando della testa di cazzo?”
“Per favore, per favore! Moderi i termini!
Sì, comunque mi riferivo proprio a lui, che molti di noi designerebbero come il Signore degli Orgasmi”
“Chi? Lui? Il Signore degli Orgasmi? Ascolti bello mio, premesso che anche lui lo si trova una volta si e una no, mentre io ci sono sempre, non mi vorrà mica far credere che quello voi dalle vostre parti lo credete il Signore degli Orgasmi, vero?”
“Si direbbe che non siate in buoni rapporti…”
“Frequenti ma non sempre soddisfacenti. E si capisce: io sono tutto un fascio di nervi sempre in attività e lui, invece, sta lì, tra il pendulo e il languido a fissare in terra mogio mogio, sempre ad aspettare una mano amica che lo tiri su, una che di gente di tal fatta sappia che farsene. Accade quindi che mi degno d’incontrarlo solo quand’è un po’ più imbaldanzito, vigile, come di uno che vada e venga con portamento eretto. E allora mi concedo di misurarmi con lui, ma spesso ahimè sono scintille! Prima di tutto perché entra quasi sempre senza bussare, e poi non ha senso della proporzione, c’è quando manca di spessore, quando di profondità, quando t’abbandona sul più bello stanco morto con la bava alla bocca, quando inizia per il verso sbagliato e non c’è modo di rimetterlo in carreggiata… nella migliore delle ipotesi riesce a fare il duro per una decina di minuti, e sono già casi rari. Devo però ammettere che, in casi ancor più rari, beninteso, si dimostra valere qualcosa e fonti autorevolissime sulla storia della sodomia dicono che in passato le sue prestazioni potessero lasciare esterrefatti, stupefatti, di stucco! Anzi, le parole esatte sono “di sale”. È un vero peccato che questa pioggia di fuoco continui ad imperversare in Medio Oriente.”
Etichette: ano, interviste impossibili, orgasmo
Vi parlo da una località angusta, curvilinea. Le pareti lucide e un fondo lacustre fanno da cornice – contemporaneamente asettica e malsana – a questa nostra intervista sperimentale. Il personaggio che non senza sforzo oggi si concede a noi ha preferito mantenere una certa forma di anonimato, onde evitare che la fama immeritata che lo precede possa nuocere all’intervista stessa. Lo chiameremo pertanto, come lui stesso ha deciso, il Signore degli Organi.
“Buonasera!”
“Ho… quasi… fini…toh! Ah. Un istante e sono subito da lei. Posso deliziarla con qualche nota del mio canto?”
“Ehm… magari dopo, grazie. Termini pure quel che sta facendo.”
Ecco, potete vedere il Signore degli Organi, sopra di noi, contratto in un ultimo sforzo… coronato dal successo… “Il suo è un mestieraccio, vero?”
“Uh… ahhhh!
Non me ne parli! Tutte le volte che inizio, mi sembra di non arrivare mai alla fine. Hmmm… Ecco, vede? ci risiamo! Ma, già che lei è qui, credo che mi tratterrò.”
“Se lo crede… d’altra parte Freud diceva di lei che prova grande piacere nel trattenere; ma associava la cosa ad un carattere avaro. Con questo non voglio offenderla ma…”
“Uh, Freud. Ma mi faccia il piacere – è proprio il caso di dire! Cosa vuole che ne sapesse Freud di me? E poi sono sempre stato così scomodo sul lettino di quello strizzacervelli! Non mi ci faccia ripensare che mi vengono le ragadi. Mi faccia citazioni più colte, non so…”
“Verlaine! Verlaine le ha dedicato un sonetto!”
“Guardi, dopo tutto quello che lui ha fatto a me e che io ho fatto per lui, era il minimo, era davvero il minimo. Perché avrei meritato un poema intero! Ma ha presente? Non passava giorno che non avesse bisogno di me.”
“Come tutti noi, d’altra parte…”
“Oh, sì, ma lui… e poi mi paragonava a pietruzze di marna rossiccia, le petits caillots de marne rousse. Dico, mi guardi. Le sembro una corona di pietruzze di marna rossiccia? Non mi pare affatto.”
“Be’, ma prima la chiamava anche garofano viola”
“Era solo un tentativo di lusingarmi per trarmi a sé. Mi vedeva, da lontano, e cominciava tutto un mieloso profluvio di versi… ma lei che l’ha citato sa bene come andava a finire: in lacrime, lattiginose, diceva lui, ma pur sempre lacrime! E delle volte pure lacrime e sangue, sa? Ma lui il sangue l’ha omesso, l’approfittatore, e parla solo di lacrime. Maledetti romantici! Lui e quella testa di cazzo suo amico”
“Su, adesso si calmi e non sia scurrile! Siamo in diretta.”
“È bene che il pubblico sappia. Devono sapere tutto. Me lo lasci dire, mi faccia sfogare, devo finalmente approfittare di quest’occasione per dire la mia, o no? Basta con le informazioni sommarie! Il pubblico ha il diritto di sapere. E poi io sono nervoso di costituzione. Non ci posso fare niente. Sono nervoso. Sono secoli, anzi millenni che mi mandate gli elementi peggiori della vostra razza. Tutti qui! Sa quanti stronzi…”
“Moderi il linguaggio, la prego. Questo è un servizio pubblico, ci potrebbero essere dei minori in ascolto”
“Senta, le cose vanno chiamate con il loro nome. E poi non sono stato io a chiamarli così. Voi vedete uno stronzo e re-go-lar-men-te lo mandate qui.
Sa quanti stronzi ho visto passare di qui?
Decine.
Dozzine.
Centinaja!
Di ogni tipo. Non c’è mai pace. Mai. Da quelli duri come se fossero de coccio a delle pappe molli che più molli non si può ma che sono pure loro, senza dubbio, degli stronzi. Anzi sono i peggiori, perché la tirano per le lunghe e fanno tanto di quel trambusto... da non dormirci la notte!”
(fine prima parte)
Etichette: ano, interviste impossibili, orgasmo
Lo trovo al cinema, e l’esordio è già pessimo: quando osservo che il film potrebbe essere pesante mi risponde che lui, dopo Le chiavi di casa, può vedere tutto e ha infatti programmato una maratona Via col Vento – Rossella con la sua amica cinofila. Perché lui è resistente a tutto.
Tesoro, penso, ci sono modi più produttivi di massacrarsi i coglioni. Se proprio hai voglia di soffrire posso costellarti lo scroto di pinzette mordaci e dipingere sulla tua schiena un simil-Pollock con cere calde policrome… questo sì che lascerebbe il segno!
Io, eccessivamente elegante, tengo la conversazione sul basso profilo, facendo esperimenti di understatement. Lui, malvestito, sciorina competenze cinematografiche, estetiche, matematiche e chi più ne ha più ne metta. A film finito, resta a controllare se ha azzeccato tutti gli attori secondari, le comparse, se ha riconosciuto i comprimari, se la mano del truccatore è quella che dice lui o se si sbagliava. Perché lui sta imparando a riconoscerli tutti.
Comincio a credere che si tratti di un personaggio di Carlo Verdone e cerco un pezzo di carta per chiedergli un autografo… facciamo un giro, anzi due, attorno agli stessi, soliti isolati nel raggio di poche decine di metri dal cinema. Inizia un balletto oratorio poco coordinato, attacca un pippone sulla matematica, si scaglia contro i logici, salta di palo in frasca tra università e amicizie froce. Perché quello che fa lui è più difficile, più arduo, più lungo, più abbondante di quello che fanno tutti gli altri. Sospetto che ci sia un problema di compensazione e al San Tommaso che è in me prendono a prudere le mani.
Capisce che se non mi invita a casa io lo scaglio in Arno e gli tappo la bocca con una nutria morta. Gli lascio fare e dire tutto e mi riservo la possibilità di dire no in qualsiasi istante, con eleganza, che è tutto quello con cui sono uscito stasera.
Astemio, chitarrista, cattolica, colleziona pacchetti di sigarette (“posso mostrarti la mia collezione di pacchetti di sigarette?” diventerà tra qualche anno, penso io “posso mostrarti la mia collezione di lastre polmonari con le fasi del mio cancro?”). La sua coinquilina gli fa tutte le mattine un’iniezione di buscofen perché soffre di non so quali indicibili et lancinanti dolori muscolari. Mi guardo attorno in cerca di una nutria da sventrare…
Cattolica per davvero, è un pacchetto di disperazione sociale con accluso anulare destro ornato di cerchietto per recitare il rosario e cresima ad anni 10. Tra San Tommaso e il demonio, s’insinua la voglia di commettere la bastardata peccaminosa. Le mani prudono e mi pizzica la voglia di fare inciampare il credente. S’accresce la possessione demoniaca, smetto l’abito dell’elegante con understatement, precipito il discorso sulla lussuria (“Non mi fido dell’amore, ho sentito troppe dichiarazioni d’amore. Ma mi fido della lussuria, in tutto e per tutto”) e verso la sua stanza. Sul pomello della testiera del letto a una piazza e mezzo stanno non uno ma ben due rosari in legno, sopra il letto il Crocefisso adorno di due foglioline striminzite d’ulivo. Tutte le fantasie si coagulano improvvisamente in un’immagine degna del primo Almodovar, irresistibile.
Dieci minuti dopo, l’eleganza lasciata col cappotto nell’ingresso, l’ho steso supino sul letto con la testa sollevata da due cuscini, gli sono sopra e scopro che quanto a pompe il ragazzo è un incapace ma poco importa; gli scopo la bocca, gli afferro la nuca, premo, l’importante è che lui succhi il mio uccello e mi guardi beato mentre io ghigno sardonicamente in faccia a dio in croce.
Etichette: chiesa, date, frammenti di diario mitico, orgasmo, pompino