25 febbraio 2007

Habemus Librum!

Dominio&Silenzio
-percorsi dell'identità maschile negli studi contemporanei-

ho finito - libiamo!
se tutto va come deve (e preghiamo l'editora), ci vediamo tra qualche mese in libreria
per i tipi de Il Dito e La Luna
con questa copertina? non so ancora...

vi prego vi scongiuro vi imploro
subissatemi di reazioni entusiastiche anche se non avete capito cos'è

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26 dicembre 2006

(letteralmente giocandolo + aria di famiglia = giocando l’archivio)

intro
Casalinghe più che disperate! Cosa fa una casalinga più disperata del figlio lontano? Casalinghe sull’orlo di uno sgabello! Ma che ci sta a fare una casalinga sull’orlo di uno sgabello? Topi giganti? C’ha ‘a lampadina fulminata e non c’arriva a cambiarla? Scoprilo su Rieduchescional Channel! Casalinghe col cappio al collo, solo su Rieduchescional Channel!

Pronto? Ciao Ninuzza! Ti stavo per chiamare, vedi certe volte che coincidenze!
Ti giuro, guarda ti stavo proprio cercando il nummero sulla rubrica.
Che significa perché ti stavo chiamando? Per sentirci. Come stai? Tutt’apposto?
Sì… ssì… no io bene, ora sto aspettando le analisi del colesterolo insieme a quelle di mio marito che stiamo facendo la dieta pa’ prissioni: ha un mese che non mangiamo fritto. Tua mamma che dice? … ma poi i soldi di l’assicurazione ce li hanno dati? … pure? Ma vedi tu che cose, da non crederci! … eh, il figlio piccolo speriamo che ora si diploma e magari va’ travagghia, il grande è a Pisa a studiare, ma ha ttrè anni oramai che è là… Con la borsa di studio, si capisce, sennò comu facimu? Tutti ‘sti piccioli n’è che ce li abbiamo. Ora poi sono un po’ in penziero che dice che deve fare un trasloco, che li spostano a tutti. Perché lui sta diciamo nelle case dell’università, dorme, studia, si cucina, fa tutto là, a tipo caserma, precisamente. Ora dice che li mandano fuori città, sì… mah, ti giuro che non è che l’ho capito bene. Ci ho detto: gioja, ma può essere mai che vi mandano fuori? Scusa, tu c’hai l’università che comunque è in città, come dire che uno deve andare a Viale delle Scienze e lo mettono a Montelepre, ma può essere mai? Mi dice che li mandano a tutti a Marina di Pisa, che c’è lo jodio. Ninuzza io che ci fanno con lo jodio non lo so, ma ci ho detto che poi non è che mi smette si studiare e con questa cosa che è alla Marina si fanno i bagni? Dice che pericolo che si fanno i bagni non ce n’è… preciso, che deve fare troppo freddo, pure io ci pensavo, ma quello c’ha vent’anni e quando viene qui a Pasqua subbito a Mondello se ne va, manco passa a salutari so’ nanna. No, vastaso certe volte che non si può raccontare e a raccontarlo c’è da non credersi. Vabbe’, ma che ti devo dire, intanto questa cosa che deve fare il trasloco non la capisco, mi disse che c’è lo jodio, che li vuole fare spostare l’ASL, che non c’erano soldi per il sale jodato alla mensa… dico ma importante dev’essere ‘stu jodio per fare tutte ‘ste cose, tu che dici? … ah, dici? Certo, in effetti n’è che c’avevo pensato, allora troppo avanzati sono là … Sì, pure la nuora di mio fratello andò a farsi visitare là e disse che ci pareva di stare a‘mierica! Allora secondo te ci devo dire o’ miericu di controllarmi lo jodio? Miiiii! Zittuti Ninuzza ca nna ‘stu mentri ca’ parravu cu’ ttia mi s’abbruciaru i milinciani nall’ogghiu! … Che cc’entra! N’è che è fritto, tutte immerse, a tipo vugghiute nall’ogghiu, mica che erano fritte! Tante cose Ninu’, ti saluto e baciami a tua madre, ciao, ciao…

[questo brano, riprodotto a memoria, testimonia una performance da me improvvisata presso I Praticelli, comune di S. Giuliano Terme, anni or sono, in occasione dello sciopero generale, quando stavamo protestando contro l’edificazione della casa dello studente in quei luoghi]

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21 dicembre 2006

(letteralmente giocandolo)

- BANCHETTO DIVINO -

Ebbe tutto inizio al solito banchetto del Re Fosco, mentre il Lambrusco, spumante, faceva il gaglioppo con il Dolcetto d’Alba che gli stava a fianco. Non che loro c’entrassero direttamente qualcosa, ma proprio tra l’uno e l’altro fece la sua comparsa un acino d’oro recante la scritta “al più bello”. Fu Moscato, sempre sul chi va là, a notarlo per primo e allungò le mani con fare grecanico.
“Moscato! –cannoneggiò autorevole Müller-Thurgau- Che stai cercando di nascondere? Cos’è che ti brilla fra le dita?”
“Nulla, nulla, cosa vuoi che sia…”
“Ah, non cercare di fare il sangiovesino con me”
“Già, di che si tratta?” aggiunse Lambrusco
“Sento puzza di tannino…”, chiosò stizzita Malvasia Rosé
Moscato capì subito di non essere in una botte di ferro e mostrò ai commensali il prezioso acino.
“Chardonnay! E a chi altri credete che possa essere destinato se non a me?” intervenne il Conte di Cabernet-Sauvignon, con la sua erre moscia e la nobile cadenza francese. Ma l’interruppe la risatina fruttata di Malvasia Rosé: “Ecco il solito zibibbo tronfio. È chiaro che quell’acino è destinato a me”. Stavolta fu Montepulciano d’Abruzzo, proprio accanto a lei, a prorompere in una risata corposa: “A te? Ah, buona questa! Tu vali poco più di una vernaccia!” “Vernaccia a me? Offendere così una signora? Sei un mosto insensibile!”
“Insolia, come osi?!”, disse quello per tutta risposta. E lì, fu la bagarre. Ah, se non lo date a me saranno lagrime e chianti per tutti! Trebbiano! Vecchio nebbiolo passito! Viscido vermentino! Barolo al metanolo! Madre dell’aceto! Californiano d’importazione!
“Basta!”. Rimasti in disparte, in tre, all’unisono, troncarono seccamente la lite. Brunello di Montalcino, Morellino di Scansano e Nero d’Avola, scuri in volto più del solito, lanciarono ai convitati un’occhiata severa. “Per tutti i vitigni! Che scene sono mai queste? Indegne del vostro lignaggio invero. Non è così che si risolvono le dispute. Faremo scegliere ad un arbitro al di sopra delle parti, un giudice imparziale”
“Non starai mica pensando ad un sommellier, vero?”
"Merlot, non riesci mai a tenere il becco chiuso. A decidere sarà il consumatore”

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26 novembre 2006

#10 - Roba Che Scotta

UNA PROPOSTA POPOLARE DI CONSERVAZIONE ALTERNATIVA AL CONGELAMENTO



Pronto? Rosalia? Sì Nunzia sono, dimmi che c’è… Gioia, che contenta che sono che hai deciso di farlo e che chiami proprio alla zia. Si vede che sei mia figlioccia! Sono troppo emozionata. A tua madre però non ci dobbiamo dire niente che sennò poi lo sai com’è che fa, la pazza fa! Com’è andata? Ah, state finendo adesso, ho capito, ho capito… No, allora, lo devi sfilare piano piano mentre che quello è ancora rigido, sennò ti resta tutto lì ed è un casino… ‘U facisti? Ecco, brava. Ora statti accura, che sennò tutta la crema se ne esce e poi non abbiamo fatto niente e si deve ricominciare daccapo, e non è che poi mi chiami più tardi che io finisce la Carrà e mi vado a coricare che domani presto devo andare allo spedale dalla nipote di mia cugina Rrita… no… sì… meglio meglio… ma muoviti che ora ricomincia e voglio vedere come va a finire… Sì, sì, poi ti racconto, ma tu ce l’hai sfilato? Ecco, ora che l’hai uscito, pi’ ‘na manu ci fai a tipo un nodino… dal lato aperto, si capisce! che, ce lo chiudi dal lato chiuso? E che senso ha? Eh, scusami! Ti ho detto che la crema non se ne deve uscire, quindi si capisce che lo devi chiudere, per stare sicure diciamo… NOOOOOO! Non lo devi mettere in frigo! In frigo non si conserva, in frigo s’asciuga. Ti si secca tutto. O te lo metti in frizzer e continui quanto hai tempo oppure fai come faccio io: prima che vai a letto lo passi nell’uovo e ci fai un’impanatura con un po’ di prezzemolo. Te lo friggi a fiamma bella forte e quand’è croccante ‘stuti e ci metti il sale. E dumani ammatina t’u trovi ddocu che è una meraviglia e si conserva benissimo e te lo consumi quando ti pare e piace. Altro che frizzer, friggere! Ascolta la zia! … va bene, ti saluto che qui sta ricominciando. Un bacione Rosy, tante cose.

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05 novembre 2006

#6 - Furto d'Autore

Prendo un treno: vo a Firenze dove mamma m’attende. Salgo sul treno e leggo. Leggo, perché i treni sembran fatti a bella posta per far leggere, o per origliare i discorsi dei co-viaggiatori e delle co-viaggiatrici, ma stavolta non c’era nulla da origliare e quindi leggo. Leggo [e vi prego di notare l’epanadiplosi dell’anadiplosi] uno di quei Libri Che Da Tanto Tempo Ho In Programma Di Leggere, un romanzo di un tale Calvino, un romanzo sul piacere di leggere –così lo descrive l’autore.
[…]
“C’è un vento raso terra che trascina con folate di nevischio gli ultimi residui del mondo sparito: un grappolo d’uva matura che sembra colta adesso dal tralcio, una scarpina di lana per neonato, un giunto cardanico ben oliato, una pagina che si direbbe strappata a un romanzo in lingua spagnola con un nome di donna: Amaranta. Era pochi secondi fa o molti secoli che tutto ha cessato d’esistere? Ho già perso il senso del tempo.”
Il treno entra in stazione, uno scontrino della coop mi fa da segnalibro e il tascabile torna nella tasca della giacca.
Scendo. Mamma. Shopping.
Ed eccomi a mettere e dismettere pantaloni a zampa, pantaloni senza zampa, pantaloni a stringere come vanno di moda adesso, pantaloni jeans, pantaloni di lana, lino, cotone, misto, fustagno, acrilico, sintetico e velluto. Togli la camicia, prova questa maglietta, come sta? Dolcevita, girocollo, collo a V, colletto. Dentro: cotone; fuori: lana. Manica lunga, mezza manica, tre quarti di manica, senza manica… canottiera!
- Canottiera? Dico: ma vi sembro Querelle di Brest? Al massimo sono la maîtresse del bordello!
- Ah, vuoi provare la lingerie per signora?
Delizioso il set di pizzo nero, oro e viola, calze reggicalze guepière baby-doll senza mutandine, ma questa proposta esiste solo nei miei sogni beati, e così proseguiamo come un fiume in piena di boutique in megastore travolgendo i commessi/schiavi che si frappongono tra noi e quella merce che pare essere l’oggetto del desiderio ma non lo soddisfa mai –noi, però, soddisfiamo casse.
Fino alla scoperta del delitto, della somma nefandezza, l’iniquità paradigmatica, l’atrocità infame, un misfatto scellerato, un crimine indebito, reato molesto, atto per lo meno inopportuno perpetrato ai miei danni, a me, ragazza di campagna (ancorché nobile) che vivo quasi ritirata e fuor che funzioni religiose, tridui, novene, lavori dei campi, trebbiature, vendemmie, fustigazioni di servi, incesti, incendi, impiccagioni, invasioni d'eserciti, saccheggi, stupri, pestilenze, reality nulla so né ho visto della violenza mondana! Poffardincibacco, arcipuffolina e anche perdindirindina se una notte d’inverno un viaggiatore è scomparso! Certamente rapito, il tascabile non è più nella sua tasca. Tutto ha cessato d’esistere, ho perso il senso del tempo… e poi? Ma a poco vale piangersi addosso, e allora Alt! Dietrofront! Tornare sui propri passi. Fiume: controcorrente! Che si sia smarrito il viaggiatore? Di megastore in boutique, di cassa in commesso, fino ai camerini di prova, passo al setaccio le vie dello shopping con disperazione crescente, oppresso dall’immagine di una crosta bianca su cui un vento raso terra trascina un grappolo d’uva. Ma nessuno l’ha visto. Se una notte d’inverno un viaggiatore non c’è… è tardo pomeriggio, tra poco prendo un treno. Che farò se non leggerò? Datemi il finale, voglio un finale, un finale qualsiasi, purché il libro finisca.
Una libreria mi salverà, mi dico. Alla prima il libro non c’è: terminato. Poi: mai avuto. Chi non tratta la casa editrice per ragioni politiche, chi non ordina il libro perché non si vende, chi l’ha da qualche parte in magazzino… ma non riusciamo a trovarlo. Sì, l’ultima copia… fallato. No: finito, esausto, esaurito, estinto. La maledizione stessa del libro sembra perseguitarmi accanita. E resto così: tronco, senza un finale.

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